un ALGORITMO deciderà la nostra sorte? Riflessioni

19 02 2010

Ciao ragazzi,

il post di Mathias, l’esordio di Buzz di Google, l’ascesa di FB, il post di FabioG;
qst notizia sul sole 24ore in cui si evidenzia che:

I progressi tecnologici negli ultimi cinque anni sono stati talmente grandi che i mercati sono trainati in larghissima misura da macchine, più che da umani che battono gli ordini su una tastiera. Lo scenario da incubo di una Borsa valori messa al tappeto da algoritmi fuori controllo, e che di conseguenza crea gravi sconvolgimenti nel sistema finanziario in generale, è vista da molti nel settore come un rischio reale.

Qst’altra in cui si parla di
Big Bang, raggiunta la temperatura in laboratorio
.

Mi hanno fatto riflettere: la tecnologia ha permesso l’allungamento della vita, il suo miglioramento, la scoperta di frontiere che non si sarebbero mai conosciute, la comunicazione con realtà che non si sarebbero mai potute raggiungere attraverso il prossimo abbattimento dello scoglio linguistico, con le traduzioni real-time, etc. etc. etc…

Qnt appena esposto è già diventato vecchio nel mentre che lo esponevo, i ritmi frenetici sono diventati la normalità, l’innovazione è continua…

L’economia mondiale è mossa da sistemi informatici che a questo punto possono decidere il bello o brutto tempo…

Dalla preistoria ad oggi… Da oggi a cosa?!?

ps:
qst ed altri ragionamenti più concreti, vedi casa da arredare e vita sociale da ricostruire, accompagnano le mie corse sempre + inserite in qst contesto frenetico, peccato solo che i ritmi di allenamento non riescano ad adattarsi alla frenesia che li circonda 😀

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14 responses

19 02 2010
Il Tosto

Qnt appena esposto è già diventato vecchio nel mentre che lo esponevo …
E chi sei Eraclito?

20 02 2010
er Moro

ti rispondo a tono 😳 :
Ad ogni uomo è concesso conoscere se stesso ed essere saggio.
😀

19 02 2010
Mathias

Il futuro chissà cosa ci riserva.. spero solo che il nostro corpo non si adatti, perchè se tutto è fatto dalle macchine a noi basterebbe un cervello e poi flaccide aderenze a schiacciare due tasti!
Quindi manteniamo la nostra preistorica struttura fisica( almeno noi che corriamo e diffondiamo il verbo del movimento) poi spero, per tornar al mio post, di riuscire a gestire la tecnologia nel modo corretto. Mi lamentavo perchè talvolta mi trovo a fare tre cose insieme e fraziono la mia attenzione. Se una persona mi parla ed io chatto o messaggio è una mancanza di rispetto verso il mio interlocutore.. nel 3000 a.c magari non ci saranno di questi problemi e riusciremo a fare tutto insieme senza perder in concentrazione..

20 02 2010
er Moro

ti rispondo così nonostante faccia il consulente informatico:
non puoi capire quante volte mi sia chiesto il perchè non mi sia interessato a qualcosa in cui poter essere a contatto con la natura, il bracciante agricolo, il pastore… Quasiasi altra cosa pur di non stare appiccicato a qst scatolone! 😉

19 02 2010
Mathias

ovviamente d.c.. sennò mi si accusa di parlar di epoca prenuragica 🙂

20 02 2010
er Moro

..è ovvio 😀
ps: epoca prenuragica l’ho dovuta cercare su wikipedia 😳

19 02 2010
er califfo

da oggi a cosa? a una nuova preistoria…
siamo partiti per la tangente, ciò che facciamo non è adatto alla natura, siamo un ERROR dell’evoluzione.
niente più corpo, niente più sesso, niente più procreazione… solo cervello… parole… impulsi elettromagnetici… numeri… pensiero… spirito.
proposta: racimolate soldi e venitevene tutti in brasile, ci compriamo una mega fazenda nel mato grosso con 5000 vacche e un fiume, ci buttiamo dentro una 50ina de pischelle e famo na comune e bonanotte!
luciano er califfo.

20 02 2010
er Moro

ho iniziato a fare dindarolo, tienti pronto 😀

19 02 2010
marco bucci

Una volta qualcuno diceva :
“fermate il mondo : voglio scendere”….
Vedo un futuro dove al posto delle varie tessere magnetiche col chip ci impianteranno direttamente un chip nel corpo per seguirci ovunque…
Vedo dei ribelli che chirurgicamente ce lo espianteranno e creeranno del “trambusto” organizzato per sabotare questo “grandissimo fratello”… e la trama di Terminator non sara’ piu’ quasi fantascienza….
Califfo… se non fossi legato a doppio filo con moglie e figli sarei gia’ li’ !!!!!!

20 02 2010
er Moro

miiii.. Qnt ci vai vicino a qll che sarà la realtà futura…
Viviamo la fantascienza in realtime ma coi problemi dell’ufficialtime 😉

19 02 2010
er califfo

bucci,
porta pure moglie e figli… ma… oh… tutto in comune!

20 02 2010
er Moro

…matto 😉

21 02 2010
MFM - marcobummi

Il problema è che questa tecnologia è per pochi. Chi non se la può permettere è fuori dal mondo dell’elite.
Invece di aiutarci a creare un mondo più equo e giusto la tecnologia sta diventando uno strumento per pochi che scavano solchi sociali immensi.

21 02 2010
er Moro

Marco quanto dici è “una” triste verità, uno dei punti di vista dal quale non si dovrebbe prescindere!
Te lo dice uno che purtroppo o per fortuna, ancora nn lo so, ci lavora a stretto contatto con questa “immondizia”!
Vedi: quando ci stai a stretto contatto come me, sei risucchiato da questo mondo, la sua potenza, il suo continuo aggiornarsi, le sue infinite potenzialità sono ciò che lo rendono unico..

Quante volte penso ma non sarebbe meglio una vita da pastore? E poi mi viene in mente il Leopardi:
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
la vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
move la greggia oltre pel campo, e vede
greggi, fontane ed erbe;
poi stanco si riposa in su la sera:
altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?
Vecchierel bianco, infermo,
mezzo vestito e scalzo,
con gravissimo fascio in su le spalle,
per montagna e per valle,
per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
al vento, alla tempesta, e quando avvampa
l’ora, e quando poi gela,
corre via, corre, anela,
varca torrenti e stagni,
cade, risorge, e piú e piú s’affretta,
senza posa o ristoro,
lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
colà dove la via
e dove il tanto affaticar fu vòlto:
abisso orrido, immenso,
ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
è la vita mortale.
Nasce l’uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso
la madre e il genitore
il prende a consolar dell’esser nato.
Poi che crescendo viene,
l’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre
con atti e con parole
studiasi fargli core,
e consolarlo dell’umano stato:
altro ufficio piú grato
non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
è lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
e forse del mio dir poco ti cale.
Pur tu, solinga, eterna peregrina,
che sí pensosa sei, tu forse intendi,
questo viver terreno,
il patir nostro, il sospirar, che sia;
che sia questo morir, questo supremo
scolorar del sembiante,
e perir dalla terra, e venir meno
ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
il perché delle cose, e vedi il frutto
del mattin, della sera,
del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
rida la primavera,
a chi giovi l’ardore, e che procacci
il verno co’ suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
che son celate al semplice pastore.
spesso quand’io ti miro
star cosí muta in sul deserto piano,
che, in suo giro lontano, al ciel confina;
ovver con la mia greggia
seguirmi viaggiando a mano a mano;
e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?
che fa l’aria infinita, e quel profondo
infinito seren? che vuol dir questa
solitudine immensa? ed io che sono?
Cosí meco ragiono: e della stanza
smisurata e superba,
e dell’innumerabile famiglia;
poi di tanto adoprar, di tanti moti
d’ogni celeste, ogni terrena cosa,
girando senza posa,
per tornar sempre là donde son mosse;
uso alcuno, alcun frutto
indovinar non so. Ma tu per certo,
giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
che degli eterni giri,
che dell’esser mio frale,
qualche bene o contento
avrà fors’altri; a me la vita è male.
O greggia mia che posi, oh te beata,
che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d’affanno
quasi libera vai;
ch’ogni stento, ogni danno,
ogni estremo timor subito scordi;
ma piú perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,
tu se’ queta e contenta;
e gran parte dell’anno
senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra,
e un fastidio m’ingombra
la mente, ed uno spron quasi mi punge
sí che, sedendo, piú che mai son lunge
da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
e non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
se tu parlar sapessi, io chiederei:
– Dimmi: perché giacendo
a bell’agio, ozioso,
s’appaga ogni animale;
me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale? –
Forse s’avess’io l’ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
piú felice sarei, dolce mia greggia,
piú felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:
forse in qual forma, in quale
stato che sia, dentro covile o cuna,
è funesto a chi nasce il dí natale.

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