Immaginetevi questa scena in un film

19 06 2009

Direttamente da qst articolo, per cercare di trasmettervi qnt ho provato io nel leggere qst notizia di cui riporto la parte in oggetto:

..Scena da rivivere attraverso il racconto del comandante. I quattro marinai della Capitaneria di porto, onde così non le avevano mai affrontate. Uno vomita di qui, un altro di là. I pescatori sono più abituati, ma spaventati. «Dovevamo fare quindici miglia verso Sud-Ovest, costretti a procedere con il motore al limite e le onde ci prendevano sul fianco. Ad ogni colpo di mare, il peschereccio sbandava. Beh, la situazione era davvero molto pericolosa. Ma sentivo che non potevamo fare diversamente. C’era quella gente che stava per andare a fondo».

Quattro ore di navigazione per arrivare al punto dell’ultimo allarme. Il calvario della Twenty Two e dei naufraghi, però, è solo agli inizi. Non trovano nessuno. «Cominciamo a girare in tondo». Nel buio si sente solo il muggire del mare in tempesta. Finché un grido squarcia la notte: «Stanno là». Li vedono. «Erano trecento anime su una carretta. Urlavano. Piangevano. Ti tendevano le mani. Ma io non sapevo come portarli a bordo. Di avvicinarci, neanche a parlare». Il peschereccio gira attorno ai naufraghi a lungo. «Gli urlavo che dovevano avvicinarsi loro. Ma gli scafisti a quel punto facevano finta di essere normali clandestini. Dopo ci hanno raccontato che quelli li minacciavano: “Ti ammazzo se fai capire che sono scafista”. Insomma, la barchetta non la governava più nessuno».

Altre ore andando alla deriva, gli italiani e gli africani. Con il pericolo che cresceva sempre più. «Ci siamo avvicinati a Lampedusa. Erano passate quattro o cinque ore. A mezzo miglio dall’isola, ho capito che dovevo avvicinarmi io e fargli da scudo al mare. Quando il fondo è arrivato a sette-otto metri, ho gettato l’ancora. E Dio ci ha voluti aiutare. L’ancora ha preso subito. Era pericoloso, ma ci abbiamo provato. Ogni volta che la barca si avvicinava, ne prendevamo trenta o quaranta. I miei si sono dannati. Quelli della Capitaneria sono diventati come leoni. Li afferravamo e li portavamo dentro. Alla fine erano in trecento. Sono andato nella mia cabina e ho cominciato a piangere. Dovevo sfogare la tensione».

All’alba, il Twenty Two ha capito di essersi piazzato sotto lo scoglio di Capo Ponente. Tante le rocce affioranti. «Ci siamo allontanati e finalmente siamo rientrati in porto. Sa una cosa? C’era tutta l’isola sul molo ad aspettarci. Ci hanno fatto l’applauso per dieci minuti. M’è tornato da piangere».

Ditemi se nn è emozionante immaginare qst situazione ed essere presenti al porto dopo il ritorno di questi eroi.

Mi immagino lì ad applaudire anch’io.. 🙂

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One response

19 06 2009
MFM

E c’è chi ha il coraggio di rispedirli in Libia…
Leggendolo mi sono emozionato anche io.

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